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Netmage 07

International Live Media Festival

25/1/2007 - 27/1/2007
Netmage, Palazzo re Enzo Bologna

Il programma di Netmage 07 è un viaggio. Forse anche una vacanza, una divagazione dalle ricerche visive elettroniche seguite con cura e convinzione nelle ultime edizioni del festival. Ma è senz’altro un ideale completamento del percorso iniziato nel 2006. Riattraverseremo così tecniche e, soprattutto, territori dell’immagine-movimento novecentesca rimettendo in scena elementi che appartengono alla tradizione dell’immagine fotografica e video/cinematografica. Spazio quindi alle pratiche di rappresentazione e di racconto su zone d’ombra o calde (la differenza è sottile, a seconda del tipo di sguardo che vi si posa: ricercatori o turisti) della superficie terrestre. Luoghi, regioni, habitat ed ecosistemi. Dal vernacolare più autentico al folk più inverosimile. Il reale in tutte le sue declinazioni ed interpretazioni. E, con lui, naturalmente, gli immaginariQuello che emerge è un intenso 'world-scape' visivo, emozionale, in parte esotico. Quello che ci auspichiamo è anche una sua problematizzazione: percorsi personali, attraversamenti sghembi, uscite dal mondo. Complice la straordinaria e collaudata cornice, per certi versi splendidamente contraddittoria, trans-atlantica, di Palazzo Re Enzo.   Il movimento curatoriale è stato in un certo senso più spinto: non si è trattato di compilare un programma ripreso da un panorama di offerta internazionale chiara e ben articolata. Forse mai come in questa edizione ci siamo forzati a sfondare quel panorama; ad intervenire; a provare a tessere fili di provenienze autoriali molto diverse fra loro dal punto di vista generazionale, geografico, estetico e sistemico. Fluttuando così fra arte visiva, fotografia, televisione, cinema, musica, performing arts e i loro mondi. Forzare vuol dire dunque: produrre. Ossia, tentare (letteralmente, indurre alla tentazione, o esserlo…) un approccio aperto e spesso aleatorio del live-cinema e del cinema espanso e multischermico, fuori formato e open source, sfidando le resistenze maggiori. A sorpresa, quelle di chi -di cinema- più propriamente si occupa. A parte una magnifica eccezione/ossessione, a saldare la pressione di antichi desiderata: il coinvolgimento in remoto di David Lynch, il più irrequieto e sperimentale dei cineasti visionari. Volendo calcare sul potenziale assemblativo specifico dei new media, ci troviamo così ad avere a che fare con uno dei rari autori che sulla combinatoria sta ancora tentando una riformulazione di linguaggio cinematico, ossia di cinema oltre il cinema (e non stiamo alludendo solo all'universo del Tarocco e alle sue figure parlanti). Oltre, perchè profondamente dentro: dentro ai codici, agli immaginari, all’inconscio, alle proiezioni e ai desideri. I suoi, i nostri. Quindi, molti repertori, molti universi, escapismo latente ma anche disparate ipotesi di assemblaggi e di teorie del montaggio possibile, in una disposizione ormai classica del festival: tendenzialmente (e tendenziosamente) sinfonica, policentrica, intensamente musicata. Chiusa ed al tempo stesso aperta, a rifrangere le egemonie dello sguardo monodirezionato e indotto. A favore, sempre e con incoscienza, di visioni eccentriche, centrifughe, estroflesse.  E così dopo le tre giornate bolognesi, un ulteriore movimento sotterraneo (forse subacqueo?), porta Netmage a riemergere in un luogo anomalo: a Ferrara, dopo una settimana di necessaria decompressione, nell’inconsueto spazio-dispositivo di ipervisibilità del Teatro Anatomico, con una sessione conclusiva di ascolti puri, affidati ad altrettanti maestri di sonazioni e loro disarticolazioni.

Netmage 07: a trip. Perhaps a vacation as well, a digression from the electronic visual research followed with care and conviction in previous editions of the festival. But clearly an ideal compliment to the course initiated in 2006. We pass again through the technical and, above all, territories of twentieth century image movement bringing back elements belonging to photographic and video/cinema image traditions. Space then to the practices of representation and storytelling in the terrestrial zones of shadow or heat (the differences subtle, depending on the point of view you prefer: researcher or tourist). Places, regions, habitats and ecosystems. From the more authentic vernacular of improbable folk. The real, in all of its declinations and interpretations.  And, of course, the imagined.  What emerges is an intense 'world-scape': visual, emotional, somewhat exotic. What we hope for is again uncertainty: personal pathways, oblique crossings, exits from the world.  The accomplice: the extraordinary and accepted frame of Palazzo Re Enzo, in certain cases splendidly contradictory, transatlantic. The curatorial movement has in a certain sense been more forced: not used to compile a program taken from a panorama of clear, international and well articulated offers. Perhaps never before this edition have we been compelled to flood this panorama, to intervene, to try weaving together threads of origin and authorship that are all very different from generational, geografical, aesthetic and systemic points of view. Fluttering thus between visual art, photography, television, cinema, music, performing arts and their respective worlds. By compel we mean: produce. That is, to tempt (literally, induce into temptation, or to be it…) with an open approach often aligned with live-cinema and expanded, multiscreen cinema, out-of-format and open source, challenging the main resistance.  Surprisingly, those who are -in cinema- are most involved in. In part a magnificent exception/obsession, to weld the pressures of ancient desires: the remote involvement of David Lynch, the most restless and experimental of visionary filmmakers. Wanting to stress the specific combined potential of new media, we find ourselves having to deal with one of the rare authors who with his amalgamations is still trying to reform the language of cinema, in other words, cinema beyond cinema (and we're not alluding only to the universe of Tarocco and his talking figures). Further, therefore, deep inside: inside the codes, the imaginary, the unconscious, to the projections and desires. His, ours. Thus, a number of repertories, universes, latent escapism but also disparate hypotheses of assemblage and possible editing theories , in a by now classical disposition of the festival: tending (and leading) toward the symphonic, polycentric, intensely 'musicata'. At once closed and open, to refract the hegemonies of the illiterate, one-dimensional view. In favor, always and unconsciously, of eccentric visions, centrifuges, extroversions.  So after three days in Bologna, a further underground (sub-aquatic?) movement leads Netmage to re-emerge in an unusual place: Ferrara, one week after the necessary decompression, in the unusual spacial-apparatus of hypervisibility known as the Teatro Anatomico, with a final session of pure sound, equally entrusted to masters of sonarizations and their dismemberments.