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Versione

Holding Hands

 Antonia Baehr

 
 

Le figure di Holding Hands appaiono come un unico organismo simbiotico con due diverse personalità. Sotto le luci al neon eseguono una partitura dettagliata con assoluta precisione. Nei visi, nelle posture, nel respiro dei due performer ha luogo un melodramma da cui sono stati asportati gli elementi narrativi. Una tavolozza di emozioni attraversa i loro visi in assenza di narrazione.

E’ possibile leggere delle emozioni senza causa ed effetto? E’ possibile guardare il teatro come se fosse un paesaggio?

Here we stand, Holding Hands. Sei così caro/a - e anche tu. Ovviamente abbiamo diverse personalità, ma ci teniamo per mano e ci sorreggiamo l’un l’altro/a. A volte penso che i nostri capelli siano dello stesso colore. Ma il tuo centro di gravità sta in un punto diverso dal mio. Più ci esponiamo, in sincrono, e più compaiono le differenze. Stiamo seguendo la volontà di chi? Formiamo un singolo organismo con una o due menti. Tu sei gay in tutto quello che fai, e mi piace essere lesbica, accanto a te. Vediamo entrambe diverse possibilità di sopravvivenza - abbiamo cambiato città assieme, sempre uno con una casa e l’altro senza. Perchè andiamo al cinema per piangere? Cosa prende forma sul tuo viso quando una grande passione travolge il viso della diva? Siamo entrambe ossessivi/e, testardi/e, lenti/e (in confronto al resto del mondo) a adoriamo i dettagli. Ma non so se ci avrei messo assieme cinque anni fa. Certo, siamo molto cambiati/e entrambi, ma a volte credo di cambiare proprio per quello che facciamo assieme. Forse stiamo emergendo lentamente come due iceberg, così lentamente che non ce ne accorgiamo.

Repeating…

Quando inizio a far qualcosa e la ripeto, mi annoio immediatamente, allora mi concentro più sull’atto della ripetizione. All’inizio non trovo nulla a cui aggrapparmi, ma dopo accade qualcosa, parte una specie di memoria, o una canzone nella mia testa. Mi piace cantare canzoni a voce alta, o mentalmente, più e più volte. Quando riesco a sentire questa canzone, allora riesco a sorridere o piangere. Riesco a piangere ogni volta che ascolto questa canzone, e poi penso a tutte le altre volte in cui ho pianto su questa canzone, a quello che stavo facendo in quel momento. Allora ripeto l’emozione ma è sempre una nuova emozione, posso trovarci un nuovo sentimento che non avevo provato prima.
Mi piace avere a che fare con la noia. E’ così rilassante essere annoiati.
Mi piace quando dalla ripetizione vengono fuori ironia e saggezza. Quest’ultima mi fa porre delle domande sulla libertà e sulla felicità, su cosa sono e se hanno qualcosa in comune.
Ripetere qualcosa in continuazione, per un lungo periodo, ad esempio alcuni mesi, mi fa rendere conto di come passa il tempo, come cambiano le stagioni, come sei cambiato/a tu. I gesti e le cose che facciamo, restano i medesimi, cambia ciò che ci circonda. Nei video delle nostre prove, ad esempio, ci vedo fare le stesse cose, una volta con le guance arrossate, vestiti estivi e sudati, una volta pallidi e tremanti in maglione.
A volte mi annoio di nuovo e devo smettere di ripetere, come quando facciamo le pause nelle prove. Mi dimentico completamente quello che è successo, lo rifaccio dopo. Mi sento diverso/a. Sono di nuovo arrabbiato/a. Mi sembra totalmente lo stesso. Mi sento diverso/a. Mi sento confuso/a e poi rinnovato/a.
Sono giovane, instabile, e lavorare con la ripetizione, ostinatamente, ha un gusto assurdo e divertente. La sfida di stabilire le regole del gioco e di seguirle sino in fondo - e poi rendersi conto che la fine non è svanita. Mi riconosco in un gesto, nel modo in cui bevo una tazza di tè o di caffè o come taglio le uova in una colazione alla tedesca. Lì so che sono io, di nuovo io, e mi sento come su un treno, che guardo fuori dal finestrino il paesaggio che scorre. E sono qui, con te, sempre tu di nuovo, in questo scompartimento.


… a feeling.

Un’emozione è qualcosa di non finito. E’ qualcosa che viene prima delle parole, die Aussprache. Normalmente quando le parole sono lì per descriverla, l’emozione è già andata via. Ma se ti chiedo “Perchè stai ridendo?” allora potresti ridere ancora di più per spiegarti. Cerchi di aggiungere parole al riso, ma la risata si inghiotte le parole. E allora inizio a ridere anch’io - non resisto a farti da specchio. Le mie parole e le mie emozioni sembrano spesso in conflitto.
E’ quando scrivo questo, quando devo metterlo in forma di parola. E’ tutti i rischi che prendo, e tutte le speranze che il tempo del rischio sarà presto finito. E’ quando sento di vedere le cose in un modo sbagliato. E’ come tenersi per mano o come un corpo che sta crescendo dall’altro lato. Ho freddo, o ho caldo. Questa è un’emozione, o la base per molti altri complessi stati della mente. Le emozioni sono universali? E’ una domanda interessante questa? In ogni caso, costruiscono una rete forte per e nella mia memoria.
Quando mi rendo conto che ho un’emozione, mi rendo conto che sono consapevole. Questo crea un desiderio in me. Ciò che desidero è quella consapevolezza.
Mi rende esausto/a. A volte intuisco che l’unico modo di afferrare questa cosa è di dire cosa mi fa. Mi fa fare domande che sono troppo semplici e non avranno mai risposta. Mi fa pensare come la gente mi vede. E’ vedere.
E’ possibile vedere uno spettacolo come un paesaggio, o un viso su cui scorrono le emozioni come variazioni metereologiche della luce?


(testo di William Wheeler & Antonia Baehr, montato da Antonia Baehr)