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The Invention of Evilness/A Invenção da Maldade

 Marcelo Evelin

 
 

The Invention of Evilness/A Invenção da Maldade è il momento in cui la malvagità si interroga sulla propria origine senza ricevere una risposta. E' come un punto oscuro e impenetrabile, un buco nel mondo, dove esattamente a questa non-risposta viene data la possibilità di parlare. Lo spazio è grezzo e sporco, un luogo in cui i corpi sono attraversati da forti tensioni politiche e dalla precarietà. I corpi danzano in un'atmosfera fluttuante, il suono è una non-presenza angelica che passa come un fluido attraverso la carne. Infezione celestiale? Questo agire del corpo non potrebbe essere un'altra forma di pensiero? In portoghese c'è una differenza tra mal (male) e maldade (malvagità). Il primo termine riguarda il male nel mondo, il male che viene prodotto dagli umani. Ma il male è anche qualcosa di arcaico, mitico, biblico, qualcosa che è prima o fuori dal mondo. La malvagità è anche infantile, possiede un'innocenza che non conosce la propria ferocia. L'invenzione della malvagità sembra quindi un paradosso, un momento impossibile di distruzione e creazione in cui l'una non può essere distinta dall'altra. Come un'oscurità che resiste allo splendore della luce, grazie a una luce propria. Evocare un'invenzione della malvagità in questo momento storico in Brasile non contribuisce ad influire o subire l'influenza del male politico. Ma questa evocazione non è una reazione a quel male; è piuttosto un atto di resistenza diffuso e selvaggio, un'affermazione di qualcosa di intangibile e non classificabile, che si erge come un’onda dalla periferia dell'accettazione. È un evento forse descrivibile come quella sensazione di quando ci si sveglia nella notte con un braccio addormentato e lo si deve scuotere violentemente per risvegliarlo: un tumulto della corporeità.

ideazione e coreografia Marcelo Evelin
creazione e danza Bruno Moreno, Elliot Dehaspe, Maja Grzeckza, Márcio Nonato, Matteo Bifulco, Rosângela Sulidade
sound designer Sho Takiguchi
dramaturgia Carolina Mendonça
collaborazione alla ricerca filosofica Jonas Schnor
collaborazione Christine Greiner e Loes Van der Pligt
fotografia e video Maurício Pokemon
direzione della produzionee Regina Veloso/Demolition Incorporada, e Sofia Matos/Materiais Diversos
assistente alla produzione Gui Fontineles
promozione e distribuzione CAMPO/Brazil + Materiais Diversos/estero
co-produzione HAU – Hebbel Am Ufer, Mousonturm, Kunstenfestivaldesarts, Teatro Municipal do Porto
col supporto di Rumos Itaú Cultural 2017-2018 Brazil, MIME School - Academy of Theatre and Dance Amsterdam, Xing/Live Arts Week
creato in residenza a CAMPO Arte Contemporânea, Teresina-Piauí-Brasil

The Invention of Evilness/A Invenção da Maldade is the moment when evilness asks about its own origin and hears no answer, and where exactly this non-answer as a dark, impenetrable point, a hole in the world, is given a chance to speak. The space is raw and unpolished: a place where the bodies are traversed by strong political tensions and immediate precarity. Bodies are dancing in a floating atmosphere, a kind of desubjectified doing, an angelic non-presence that passes like a fluid through the flesh. Celestial infection? In Portuguese there is a difference between mal (evil) and maldade (evilness). The first concerns the evil in the world, the evil that is only produced by humans. Evilness, on the other hand, is something archaic, mythic, biblical. Something before or outside the world. Evilness is also something childlike, an innocence that doesn’t know its own ferocity. The invention of evilness thus sounds like a paradox, like an impossible moment of destruction and creation, where the one cannot be distinguished from the other. Like a darkness that resists the brightness of light by having a glow of its own. To evoke the invention of evilness at this time in Brazil cannot help to affect and be affected by the presence of political evil in the sense of mal. But this evocation is not a reaction to that evil. It is instead a diffuse and feral act of resistance, an affirmation of something intangible and unclassifiable, which rises like waves from the outskirts of the accepted. It is an event perhaps best described as the sensation of waking up in the night with one arm drained of blood and having to shake it violently into life again: an uproar of corporeality.

concept and choreography Marcelo Evelin
creation and dance Bruno Moreno, Elliot Dehaspe, Maja Grzeckza, Márcio Nonato, Matteo Bifulco, Rosângela Sulidade
sound designer Sho Takiguchi
dramaturgy Carolina Mendonça
philosophy research collaboration Jonas Schnor
collaboration Christine Greiner and Loes Van der Pligt
photography and video Maurício Pokemon
production direction Regina Veloso/Demolition Incorporada, and Sofia Matos/Materiais Diversos
production assistant Gui Fontineles
agency and distribution CAMPO/Brazil + Materiais Diversos/abroad
co-production HAU – Hebbel Am Ufer, Mousonturm, Kunstenfestivaldesarts, Teatro Municipal do Porto
support Rumos Itaú Cultural 2017-2018 Brazil, MIME School - Academy of Theatre and Dance Amsterdam, Xing/Live Arts Week
created in residency at CAMPO Arte Contemporânea, Teresina-Piauí-Brasil