Riceverai una conferma per email all'indirizzo segnalato.

Nome
Cognome
E-Mail
Versione
 

Harry Smith

 
 

Nato nel 1923 e scomparso a New York nel 1991, Harry Smith è stato recentemente definito dalla rivista-bibbia per gli ascoltatori delle sonorità di ricerca The Wire “… one of the great polymaths of occult folklore” (n. 196, ottima referenza bibliografica). Smith è riconosciuto nell’ambito musicale per la sua The Anthology of American Folk Music (di cui è stato recentemente pubblicato in Cd il quarto volume) fonte sonora straordinaria di un repertorio di cultura materiale-“immaterialeintimamente legato alla storia degli Stati Uniti e delle molte culture che li hanno attraversati oltre a quelle native. Quest’opera immensa, repertorio sotterraneo campionato da anni dai migliori fra i dj e produttori di musica elettronica, non è che una delle multiformi attività ed esperienze di ricerca ed espressione del polimorfo, trasversale ed eclettico, Harry Smith. Smith è peraltro in effetti uno degli autori cruciali della storia dell’immagine del XX secolo, identificabile in quella nicchia della ricerca fra cinema underground, sperimentale e di animazione, nicchia in cui però reali compagni di strada erano pur sempre Kenneth Anger, Jonas Mekas, Robert Frank, Andy Warhol e Jack Smith. Il lavoro filmico di Smith è idealmente fondato sull’automatismo, secondo metodologie e approcci combinatori che, come dirà Ginsberg a Smith stesso, W. Burroughs stava utilizzando nel medesimo periodo nella sua personale rielaborazione delle tecniche creative surrealiste. Partendo dal presupposto che le azioni compiute non fossero semplicemente arbitrarie ma avvenissero per sortilegio, Smith ha prodotto anche in campo visivo una messe di materiali esoterici ed inclassificabili spesso senza capo coda, in versioni ridotte, ricomposte o mutile