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Umberto Bignardi

 
 

Umberto Bignardi, figura singolare all’interno del panorama artistico italiano, è attivo dalla fine degli anni ’50, periodo in cui si trasferisce da Bologna a Roma, confluendo nella Scuola di Piazza del Popolo. Dalla metà degli anni ’60 si dedica pionieristicamente alle prime realizzazioni multimediali. Vicino a Baruchello e a Patella, Bignardi partecipa al CCI (Collettivo Cinema Indipendente) e realizza, insieme a Tano Festa, il film Write a love letter. Nel 1966 tiene una personale alla galleria L’Attico nella quale, oltre ai risultati delle ricerche sull’immagine-movimento, espone i media-trovati-modificati: inventa il fantavisore e il prismobile. Nello stesso anno è invitato alla XXXVII Biennale di Venezia. Nel 1967 crea il Rotor, schermo cilindrico ruotante sul quale si alternano superfici riflettenti (specchi) e assorbenti (schermi). L’installazione Rotor è concepita come un tutto unico con la proiezione del film Motion Vision e viene esposta allo Stadlisches Museum di Wiesbaden e al Kunsthaus Hamburg. Nel 1968 partecipa alla collettiva Situazione ‘68 al parterre di San Gallo a Firenze, è l’ultima mostra di Bignardi, che alla fine dello stesso anno si allontanerà dai luoghi e circuiti del sistema dell’arte. Dal 1969 inizia a collaborare con la grande industria e inizia un percorso progettuale-produttivo di innovativi sistemi multimmagine e multimedia. Prima in Olivetti, poi con l’IBM, le realizzazioni di Bignardi raggiungono finalità rappresentative tra arte e tecnologia, design e concezione scenografica, linguaggi mediatici compositi, sconfinamenti e contaminazioni. L’opera più nota di quel periodo (1969/70) è l’installazione audiovisiva Implicor, un grande ambiente con schermi specchi, esposta al MoMA di New York nel 1972 per l’esposizione Italy, the new domestic landscape. Segue poi per l’I.C.S.I.D. (International Council of Societies of Industrial Design) la convention mondiale a Ibiza. Nel 1973 è alla Triennale di Milano. Nel 1974 è al Design Zentrum di Berlino con il programma Die stadt, Bild und Wirkung. Il riavvicinamento al sistema dell’arte avviene nel 1994 con un’antologica al Museo Laboratorio d’Arte Contemporanea della Università la Sapienza di Roma dove presenta opere dal 1958 al 1993. La storicizzazione del suo lavoro è tuttora in corso.