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Marco Berrettini /* MELK PROD

 
 

Marco Berrettini, coreografo italo-tedesco, vive e lavora a Ginevra. All'età di 15 anni, in Germania, è stato campione nazionale di disco-dance. Formatosi come danzatore alla London School of Contemporary Dance e alla Folkwangschulen di Essen con Pina Bausch, ha studiato scienze teatrali, etnologia europea e antropologia culturale. Il suo percorso di interprete è tanto eterogeneo quanto lo sono le fonti che ispirano le sue coreografie. Ha danzato in una compagnia jazz, in un corpo di balletto classico e nelle compagnie di danza contemporanea di Georges Appaix, François Verret, Noémie Lapsezon. Nel 1986 fonda la compagnia Tanzplantation, ribattezzata nel 2000 *Melk Prod., con cui ha all'attivo più di venti creazioni. Dal 2004 al 2007 dirige la sezione Movimento alla Haute Ecole de Théâtre de Suisse romande a Losanna. Artista temerario e non sottomesso a norme e convenzioni, promulgatore di una 'danza per tutti' e contro lo 'spettacolarmente corretto', segue la massima di Nietzsche: bisogna danzare la vita.

Marco Berrettini, Italo-german choreographer living in Geneva. At the age of 15 he was the German national champion in disco-dance. He then trained at the London School of Contemporary Dance, followed by the Folkwangschulen in Essen (Pina Bausch), and he has also studied theater, European ethnology and cultural anthropology. His path of interpreter is mixed, as are his inspirations in choreography. He has danced  in a jazz company, in a  classical ballet company and in the contemporary dance companies of Georges Appaix, François Verret and Noémie Lapsezon. In 1986 he founded Tanzplantation, rechristened *Melk Prod in 2000, the dance company which produced more than twenty creations, among them *MELK PROD. goes to New Orleans  (2007), iFeel (2009), Si,Viaggiare (2010), iFeel2 (2013), iFeel3 (2016). From 2004 to 2007 he directed the Mouvement department at the Haute Ecole de Théâtre de Suisse romande in Lausanne. Ironic, provocative, unpredictable, advocate of a 'dance for all' and against the 'theatrically correct', he follows  the Nietzschian maxim 'Life must be danced'.