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Netmage 09

International Live Media Festival

22/1/2009 - 24/1/2009
Netmage, Palazzo re Enzo Bologna

Una bizzarra ballata. Ora eterea, dispersiva e panica, ora convinta e pronta a rallentare solo di fronte al fruscìo dell’inaspettato, in marcia verso l’invisibile villaggio in cui si speziano e si affumicano gli immaginari. Il percorso intrapreso la scorsa edizione si precisa ulteriormente: pensare Netmage sempre più come una mostra liquida. Mantenendo la specificità del medium ma sottraendo staticità, provando - come nel dare forma ad un organismo - ad articolare un discorso al di dell’impaginazione di una rassegna sulle emergenze del presente. In bilico fra orizzonti post-cinematografici e mondi sci-fiction, esplorazioni ossessive dei ritmi di paesaggio urbano, e re-enactment di miti della cinematografia d’avanguardia europea, si disegnano i contorni imprevisti di una nuvola sonica weird-impro-psycho-noise. Una nuvola in cui si riflettono immaginari artistici e visuali vaporosi e cangianti: collagisti e regressivi, araldici e balzanivernacolari e meticci, o infine cibernetici e concretisti. Scovando e dissodando gerghi inquieti, oltre alle numerose proposte ricevute, per Netmage 09 si sono innescati incontri e possibili collassi di stile e di mondi contigui fra scena nordamericana, giapponese, europea ed italiana in particolare, anche forzando i limiti generazionali. In questo sono state irrobustite le preziose collaborazioni con realtà e istituzioni nazionali e internazionali (fra cui il No Fun Festival di New York, Disk-Transmediale Club di Berlino e Jardin des pilotes  o Invernomuto, presente con l’ultima tappa del progetto Village Oblivia). Estendendo cioè il principio di plug-in, ormai avviato nella sezione Mangrovia, e invitando artisti e curatori transitati negli scorsi anni a sguinzagliarsi come detective selvaggi in quel villaggio temporaneo di indizi, intrecci e consanguineità che un festival deve essere. C'è ancora qualcosa che ci pare testimoni una mutazione in corso, riverberandosi così nel modo di proposizione dell'intero festival. Come in un passaggio di stato attraverso il grande schermo, dalla sola luce si approda ad un primevo dove le presenze evocate ritornano alla fisicità di gesti e figure agiti da "operatori" reali: performer umani o maccanici, la cui potenza visiva e il cui rituale sembrano esplorare la relazione fra il linguaggio del movimento e l'enigma dell'immagine. Paesaggio basso-medioevale e piena scena del crimine stravaganti ma cruciali, entro cui è quasi imprescindibile testimoniare la rinuncia ad ogni visione centrale.

A bizarre ballad. At times ethereal, dispersive and alarmed, at others self-assured and ready to slow down only in front of the rustling of the unexpected, marching toward the invisible village where the imagination is spiced and smoked. The course undertaken by the previous edition has only now come clear: always think of Netmage as a liquid exhibition. Keeping the specificity of the medium while subtracting the static. Trying, as in the giving of form to an organism, to articulate a discourse beyond a review of the emergence of the present. In a delicate equilibrium between post-cinematographic horizons and science-fiction worlds, obsessive explorations of the rhythms of the urban landscape, mesmerism and re-enactments of myths of European avantgarde cinematography, unpredictable contours are drawn by a sonic cloud of weird-impro-psycho-noise. A cloud where artistic imagination and changing vaporous visuals are reflected: collagist and regressive, heraldic and quaint, vernacular and hybrid, or in the end cybernetic e concretist. Flushing out and plowing up some unsettling slang, beyond the numerous proposals received, Netmage 09 triggers artistic collaborations and possible collapses of style of contiguous worlds between the north American, Japanese, European and in particular Italian scenes, as well as a general pushing of limits. Inherent in this was a strengthening of the precious collaborations with realtity and institutions both national and international (among them the No Fun Festival in New York, Disk-Transmediale Club in Berlin, Jardin des pilotes and Invernomuto, represented with the last stage of their project Village Oblivia). Extending, in other words, the principal of plug-in, begun in the Mangrovia section, inviting passing artists and curators over the last several years, unleashed as wild detectives in that temporary settlement of signs, weavings, kinships that a festival must be. There is also something else that testifies to a mutation in progress, reverberating in the form of a proposition for the entire festival. As in a passage of state through the big screen, the single source of light leading to a more primeval one, whose presence evokes a return to the physicality of gesture and figure moved by real 'operators': human or automatic performers, with visual power and rituals that explore the relationship between the language of movement and the enigma of the image. Lower medieval imageries and crime scenes -extravagant yet crucial- through which it is unavoidable to testify to the renunciation of every central vision.