Corpo sottile. Uno sguardo sulla nuova coreografia europea - Jérôme Bel, Xavier Le Roy, Myriam Gourfink, Kinkaleri, MK, un libro a cura di Silvia Fanti/Xing, con un’introduzione di Jean-Marc Adolphe, per la collana I nuovi Cahiers di teatro, Ubulibri 2003.
Scritto in presa diretta con una realtà mutevole e refrattaria alle etichette, questo libro dà voce a cinque protagonisti di una generazione irrequieta già diventata oggetto di culto, fenomeno che ha conquistato la scena europea, come sottolinea il critico francese Jean-Marc Adolphe nella sua introduzione, “dando vita a un’arte indisciplinare che rimette in circolo su un terreno comune materiali provenienti dalla danza, dalle arti visive, dalla musica, dal teatro…; senza che si tratti peraltro di cercare la quintessenza di un’arte totale. Al contrario, proprio perché la totalità del mondo non può più essere compresa all’interno dello spazio di una creazione (del resto, è mai stato così?), le esperienze si scompongono e si frammentano, per assemblarsi poi in vari aggregati compositi”.
Corpo sottile
Uno sguardo sulla nuova coreografia europea
(Jérôme Bel, Xavier Le Roy, Myriam Gourfink, Kinkaleri, MK)
a cura di Silvia Fanti/Xing
pp. 272, 156 ill. b/n-col
Ubulibri 2003
ISBN 978-88-77482-33-4
www.ubulibri.eu/i-cahiers-di-teatro
***
Corpo sottile. Uno sguardo sulla nuova coreografia europea - Jérôme Bel, Xavier Le Roy, Myriam Gourfink, Kinkaleri, MK is a book edited by Silvia Fanti/Xing, with an introduction by Jean-Marc Adolphe, published by Ubulibri (Milan, 2003) in the series I nuovi Cahiers di teatro .
Written in direct engagement with a shifting reality that defies easy labeling, this book gives voice to five key figures of a restless generation that has already achieved cult status — a phenomenon that has captivated the European scene. As French critic Jean-Marc Adolphe notes in his introduction, "they are giving life to an undisciplined art that recirculates materials drawn from dance, the visual arts, music, and theater on common ground... without, however, seeking the quintessence of a Gesamtkunstwerk (total work of art). On the contrary, precisely because the totality of the world can no longer be encompassed within the space of a single creation (indeed, was it ever?), these experiences discompose and fragment, to reassemble into various multiform aggregates."